sabato, 04 luglio 2009
13:46

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Precarietà

 

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Vivo nella precarietà dell'attimo. Mi sento fragile come un vaso di cristallo sull'orlo del precipizio e tremo ad ogni terremoto che scuote le mie instabili fondamenta.

Fuori indosso un armatura di metallo ma dentro ho un anima fragile come la porcellana.

Tremo ogni volta che un emozione più forte delle altre mi sconvolge il cuore.

Ogni turbamento rischia di mandarmi in pezzi. Ogni sussulto inaspettato mi fa inciampare nelle mie stesse insicurezze.

La mia anima è labile come i petali di una rosa senza spine.

Rischia di essere ferita da ogni lieve brezza che la ghermisce.

Rischia di sentire dolore se, inaspettatamente, le dita di una mano la sfiorano lì dove ancora non sono guariti i lividi del passato.

Non ho ancora imparato a vivere come vorrei. Sono ancora sconosciuta a me stessa. Alle mie stesse trepidazioni. Ai miei stessi dolori. Alle mie stesse emozioni.

Sconosciuta di fronte ai muri che ho ancora da scalare.

Sconosciuta all'amore che ancora debbo abbracciare.

 Sconosciuta anche allo specchio che riflette il mio viso, rimandandomi un immagine che non corrisponde alla donna che vorrei essere.

Ed intanto la precarietà precede i miei passi sul cammino della mia esistenza ed io ho il timore di cadere ancor prima di essere riuscita a capire qualcosa di questa vita che non lascia mai troppo spazio per restare soli con noi stessi e imparare a comprenderci veramente per quello che siamo e per ciò che valiamo.

Ho paura di cadere a terra e non riuscire più ad alzarmi sulle mie gambe prima di aver incontrato e capito chi sono, in realtà, io e cosa voglio per il mio futuro...