sabato, 12 gennaio 2008
08:29

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Sorriso

                      

Con questo racconto partecipo all'inziativa lanciata dal blog di Comicomix. Un sorriso lungo un anno, per la lotta al Neuroblastoma. Mi raccomando, partecipate anche voi! E' un inziativa molto bella e utile....

                             La bellezza di un sorriso

Il suo nome era Giulia, ma in quella grigia mattina piovosa, sarebbe stata per tutti la Dottoressa Fragolina.

Si era appena truccata il viso, colorandosi le guance di bianco, disegnando su una di esse una bella fragola rossa e sull'altra una farfallina dalle ali dello stesso colore dell'arcobaleno, cosi come le aveva suggerito Chiaretta, una delle piccole pazienti del reparto di oncologia pediatrica, dove lei si recava due volte alla settimana, vestita nel suo camice multicolore e un finto naso rosso che nascondeva il suo, per portare un sorriso e un pizzico di spensieratezza ai bambini che vi si trovavano ricoverati per periodi piuttosto lunghi.

Piccoli guerrieri coraggiosi che ogni giorno, in quel triste reparto d'ospedale, dovevano affrontare una battaglia contro un mostro più grande di loro che si era impadronito delle loro giovani vite, tentando di strappargliele via.

Giulia sentiva il cuore stingersi in una morsa ogni volta che faceva il suo ingresso in quel reparto d'ospedale.

Sotto il pesante trucco del suo viso, spesso, mascherava anche le sue lacrime e i suoi timori.

Nonostante ciò, ogni volta che entrava in una stanzetta e si accostava ad un lettino di un bambino, tirando fuori dalle tasche del suo camice due piccole marionette di lana, che infilava alle dita, esibendosi in una piccola recita tutta per lui, e lo vedeva sorridere, dimenticandosi per qualche attimo di essere in una camera d'ospedale, avvertiva nascere dentro di se una gioia tale che le dava il coraggio di ritornare all'interno di quel reparto ogni settimana.

Il sorriso sincero di un bambino era il regalo più bello che si fosse aspettata di ricevere da quell'esperienza di volontariato, che aveva intrapreso, decidendo di diventare un clown dottore.

Era una felicità senza pari vedere il visetto stanco di un bimbo aprirsi in un sorriso che cancellava via le lacrime dai suoi occhietti tristi, riempiendoli di tante stelline luminose, illuminandoli di speranza e spensieratezza.

Giulia era consapevole della difficile lotta che quei bambini dovevano affrontare ogni giorno.

Era stata anche lei una di essi. Anche lei aveva dovuto combattere con tutte le sue forze e la sua audacia di bambina, vent'anni prima, per non farsi vincere da una malattia di cui non ricordava il nome, cercando di dimenticarla così come aveva fatto con gli anni bui e incerti della sua infanzia in cui la sua vita era stata appesa ad un filo.

Di essa conservava solo una vecchia fotografia che portava sempre con se nelle tasche del suo camice, considerandola il suo portafortuna personale.

Una foto sbiadita dal tempo, in cui era ritratta nella sala giochi dell'ospedale seduta sulle ginocchia di un signore vestito da clown, con il naso rosso, una parrucca blu ed un camice azzurro dove vi erano dipinte caramelle, budini e lecca lecca.

Un signore dalla voce buffa e dagli occhi verdi come il mare in tempesta, che la chiamava simpaticamente Giugiù e le aveva insegnato di nuovo a sorridere dopo tanta tristezza che avevano assaporato le sue labbra, riportando sul suo visino la gioia e l'infanzia che aveva perduto quando era stata ricoverata in quel posto, senza nemmeno comprenderne bene il motivo.

Era stato il ricordo di quell'uomo a spingerla a diventare un clown dottore.

Quell'uomo che aveva incontrato, nuovamente, in quello stesso reparto e che nonostante fossero trascorsi tanti anni da quando si erano salutati sulla porta dell'ospedale e lei era ormai guarita, aveva riconosciuto sotto una zazzera di capelli bianchi ed il volto rugoso, in cui gli occhi verdi e sinceri erano rimasti gli stessi.

Ricorda Giugiù “, le aveva detto lui, riconoscendola a sua volta, “ non perdere mai il sorriso. Il sorriso è la migliore medicina che possediamo contro la tristezza ed il dolore.

Sorridi sempre Giugiù e dona il tuo sorriso agli altri. E' il regalo più gradito che tu possa fargli. L'unico regalo sincero che viene dal nostro cuore e che nessuno potrà mai portarci via”.

E lei di sorrisi, quella mattina ne aveva donati tanti, così tanti che in quel reparto, per qualche ora non si udì altro che l'eco delle risate gioiose dei bambini ed un raggio di sole spuntò dietro le finestre dell'ospedale, illuminando i loro visetti sorridenti e la speranza che quel sorriso avrebbe vinto il mostro cattivo, donando loro un futuro tutto da vivere.....