
La prima volta che vidi il mare avevo poco più d'un anno e mezzo. I miei genitori mi ci portarono affinché muovessi i primi passi sulla sabbia.
Allora ero una bambina un po' più pigra di tutte quelle della mia stessa età ed a diciotto mesi ancora non avevo imparato a camminare da sola.
Preferivo affidarmi alle braccia rassicuranti di mia madre o starmene comodamente seduta sul mio passeggino, lasciando che lei mi spingesse lungo le strade della città.
Il giorno in cui i miei occhi si meravigliarono di fronte alla sconosciuta immensità del mare, era una mattina di metà autunno e l'aria era fresca e leggera.
Profumava dolcemente di salsedine marina e l'unico rumore che s'udiva sulla spiaggia era quello incessante delle onde del mare appena disturbato dal vociare sommesso dei pescatori, che seduti sulla battigia bagnata, speravano di catturare qualche pesce per il pranzo.
Spirava un venticello fresco dal mare quella mattina e i miei genitori, per non farmi raffreddare, mi avevano fatto indossare un leggero cappottino di lana azzurra e un paio di scarpette di vernice nera che mi sfilarono via dai piedini solo quando raggiungemmo la spiaggia.
Mia madre m'afferrò per entrambe le manine, e mettendosi dietro alle mie spalle, nella paura che cadessi e mi facessi male, m'aiutò a muovere alcuni incerti passettini, passettini così leggeri che lasciarono solo una lieve impronta del mio passaggio sulla battigia umida.
Mi lasciò andare solo quando fu certa che le mie gambine corte mi consentissero di restare in piedi da sola e di muovermi anche senza il suo aiuto.
Conservo una vecchia foto di quel giorno. Una foto che mio padre scatto a me e a mia madre cogliendoci di sorpresa e che ora il tempo ha lasciato un po' sbiadire nel cassetto in cui l'ho riposta, ma non è riuscito a fare lo stesso con la mia memoria.
In quella foto mia madre mi stringe teneramente a se, avvicinando il suo viso pallido al mio, entusiasta di quella gita, inaspettata, al mare.
Sorridiamo entrambe. I suoi occhi sono azzurri e luminosi, dello stesso colore del mare, che spumeggia alle nostre spalle, infrangendosi contro gli scogli aguzzi che si trovano sulla spiaggia.
I miei invece sono scuri e grandi, color nocciola, come quelli di mio padre. Ho ripreso tutto da lui. La forma del viso e delle mani. Il colore dei capelli e la stessa posa delle sopracciglia. Di mia madre non posseggo nemmeno il carattere troppo esuberante ed espansivo. Eppure guardando quella vecchia foto, nessuno potrebbe mettere in dubbio il suo legame materno con me, perché ciò che lega una madre e una figlia non è la somiglianza fisica, ma quel meraviglioso miracolo chiamato vita che le unisce non solo per i nove mesi della gravidanza, ma per il resto della loro esistenza.
Un miracolo che fa si che i cuori di una madre e di una figlia siano per sempre uniti da un nastro rosso come l'amore e che mai verrà reciso, nemmeno nei giorni di tempesta, perché seppur sottile, quel nastro non si spezzerà mai.
Quel giorno, al mare, imparai a camminare da sola, ma soprattutto, capii per la prima volta, l'importanza d'avere qualcuno vicino che sappia insegnarci a muovere i nostri primi passi e che poi ci lasci liberi di proseguire anche senza il suo appoggio. Qualcuno che ci resti accanto da lontano e sulle cui impronte, che lui ha lasciato prima del nostro passaggio, noi potremmo continuare a camminare guardando in avanti, verso il nostro futuro...
