sabato, 04 luglio 2009
13:46

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Precarietà

 

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Vivo nella precarietà dell'attimo. Mi sento fragile come un vaso di cristallo sull'orlo del precipizio e tremo ad ogni terremoto che scuote le mie instabili fondamenta.

Fuori indosso un armatura di metallo ma dentro ho un anima fragile come la porcellana.

Tremo ogni volta che un emozione più forte delle altre mi sconvolge il cuore.

Ogni turbamento rischia di mandarmi in pezzi. Ogni sussulto inaspettato mi fa inciampare nelle mie stesse insicurezze.

La mia anima è labile come i petali di una rosa senza spine.

Rischia di essere ferita da ogni lieve brezza che la ghermisce.

Rischia di sentire dolore se, inaspettatamente, le dita di una mano la sfiorano lì dove ancora non sono guariti i lividi del passato.

Non ho ancora imparato a vivere come vorrei. Sono ancora sconosciuta a me stessa. Alle mie stesse trepidazioni. Ai miei stessi dolori. Alle mie stesse emozioni.

Sconosciuta di fronte ai muri che ho ancora da scalare.

Sconosciuta all'amore che ancora debbo abbracciare.

 Sconosciuta anche allo specchio che riflette il mio viso, rimandandomi un immagine che non corrisponde alla donna che vorrei essere.

Ed intanto la precarietà precede i miei passi sul cammino della mia esistenza ed io ho il timore di cadere ancor prima di essere riuscita a capire qualcosa di questa vita che non lascia mai troppo spazio per restare soli con noi stessi e imparare a comprenderci veramente per quello che siamo e per ciò che valiamo.

Ho paura di cadere a terra e non riuscire più ad alzarmi sulle mie gambe prima di aver incontrato e capito chi sono, in realtà, io e cosa voglio per il mio futuro...

mercoledì, 01 luglio 2009
15:55

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Pubblicità indecente

 

Guardate che diamine di pubblicità si sono inventati per reclamizzare una marca di gelati !

Certo che al trash non c'è proprio limite . Per fortuna è stata ritirata dai giornali ( leggi qui l'articolo).

Certo che con un prete così è un po' difficile non cadere in tentazione .

Buon pomeriggio a tutti .

martedì, 30 giugno 2009
07:56

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Debolezza e forza

2. 2Cor 10-13: “Quando sono debole, è allora che sono forte” (12,10)

Ieri, a Roma è stata la festività religiosa dei Santi Pietro e Paolo, i due Santi principali fondatori della Chiesa Cristiana.

Ascoltando l'omelia del prete delle mia parrocchia, durante la messa, una frase mi ha colpito più di tutte le altre, una frase scritta da San Paolo in un momento di sconforto:

Quando sono debole, è allora che sono forte”.

C'è una grande verità in questa semplice frase, una verità che può aver sperimentato solo chi è passato in un momento difficile della propria esistenza e si è reso conto che proprio nell'istante in cui la vita lo stava mettendo alla prova, nello stesso tempo, dentro se stesso, riusciva a trovare la forza ed il coraggio di non arrendersi di fronte alle contrarierà del destino.

Io stessa, ammetto, di aver vissuto diversi momenti di debolezza, li vivo praticamente ogni giorno, in ogni esperienza che faccio...e spesso anche durante il volontariato mi sento spesso debole ed inadatta ad essere di sostegno alle persone che soffrono e stanno male, ma non per questo mi lascio scoraggiare dai miei timori..anzi, cerco di trarre da essi il coraggio che mi occorre per andare avanti e non farmi vincere dalle mie incertezze.

Tutti possiamo trovare dentro di noi la forza di reagire quando ci sentiamo deboli.

In noi c'è un gran vigore che spesso esce fuori solo quando abbiamo bisogno di lottare per qualcosa o qualcuno a cui teniamo.

Non bisogna mai lasciarsi demolire dalla nostra debolezza, ma sentirci forti anche dei nostri timori.

Non è l'uomo che ha paura ad essere fragile, ma colui che non teme nulla e nessuno.

In fondo è nella natura umana avere paura, ma nello stesso tempo in cui i turbamenti invadono il nostro cuore, stiamo già tirando fuori le risorse per combatterli.

Quindi non bisogna aver timore dei nostri momenti di debolezza ma affrontarli sempre con serenità e fiducia...


lunedì, 29 giugno 2009
08:07

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Cercando un attimo di pace

 

Cerco un attimo di pace tra le parentesi di questo giorno troppo chiassoso che mi ha svegliato con il clamore della luce abbacinante del sole abbagliandomi la mente e gli occhi.

Un attimo dove fermarmi a pensare lontano da tutto e da tutti e dove nulla faccia rumore più dell'aria che entra e esce dai miei polmoni.

Un attimo di tranquillità per restare sola con me stessa e ritrovare la complicità perduta che mi lega alla mia anima.

Ma c'è sempre troppo chiasso sia dentro che fuori di me.

C'è sempre troppa confusione nella mia testa ed mi lascio ingannare da ogni eco che mi circonda e che mi seduce con le sue false e bugiarde lusinghe.

Non trovo più la strada per giungere al mio cuore in punta di piedi. I tacchi delle mie scarpe fanno sempre troppo chiasso quando camminano lungo il perimetro della coscienza e le parole cadono a pezzi ancor prima di essere giunte a sfiorare la mia mente.

Desidero solo che su di me scenda un po' di rumore bianco. Un rumore che non faccia rumore e che si mascheri di silenzio.

Un silenzio terapeutico tra cui poter chiudere gli occhi e riposare da ogni inutile pensiero che appesantisce la mente ed uccide ogni ispirazione.

Ed invece il caos mi sta sopraffacendo. Mi cancella pezzo per pezzo. Mi morde fino alle ossa. Mi succhia ogni moto di ribellione. Mi riempie la testa di disordine.

...Ed io, lentamente, svaniscono nel rumore...

domenica, 28 giugno 2009
08:16

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Domenica di ricordi

 

Oggi soffia su di me il vento dolce dei ricordi.

E' un vento caldo e leggero, come la brezza che proviene dal mare in questa silenziosa mattina di fine giugno.

Un vento che ha il profumo buono del passato e di quelle lontane domeniche estive, in cui, ancora bambina, saltavo giù dal mio letto non vedendo l'ora che i miei genitori mi portassero con loro in spiaggia, per trascorrere una giornata diversa dal solito.

Mia madre preparava il pranzo per tutta la famiglia: panini con il prosciutto, un po' di frutta e qualche golosa merendina che non mancava mai per fare stare tranquille, me e le mie sorelle, quando le chiedevamo qualcosa di buono per ingannare lo stomaco in attesa che arrivasse l'ora di pranzo.

Mi piaceva guardarla mentre ripiegava il pane nei tovaglioli e lo poneva nella borsa refrigerata affinché si mantenesse fresco anche sotto il sole inclemente di mezzogiorno.

Era sempre una grande festa, per me e le mie sorelle, quando potevamo tirare fuori dall'armadio, dove erano state riposte per tutto l'anno, le nostre formine per la sabbia, i secchielli, i rastrelli e le palette.

A volte litigavamo per chi doveva possedere le più belle e colorate, ma un attimo dopo eravamo sempre pronte ad abbracciarci e fare pace.

La mamma, dopo aver terminato di preparare i panini per il pranzo, ci faceva indossare i nostri costumini e ci spalmava di crema abbronzante tutto il corpo, affinché il sole non ci scottasse la pelle ancora troppo delicata.

Era sempre mio padre, invece, ad occuparsi del borsone del mare, mettendoci dentro tutto l'occorrente che poteva servici: teli da mare, accappatoi e spazzole per capelli.

Scendevamo in spiaggia presto, quando il sole ancora non scottava troppo ed il litorale non era ancora affollato di bagnanti.

Affittavamo un ombrellone e mentre mio padre e mia madre si piazzavano sotto la sua ombra accogliente, io e le mie sorelle correvamo in riva al mare con i nostri secchielli e le nostre formine, giocando con la sabbia umida cercando di creare dei castelli, che puntualmente, un onda più vigorosa dell'altra, demoliva costringendoci a farne uno nuovo.

Quando eravamo troppo stanche per giocare, raggiungevamo i nostri genitori e ci accoccolavamo, assieme a loro, sotto l'ombra dell'ombrellone assopendoci senza accorgersene, fino a quando nostro padre non ci svegliava per domandarci se avevamo voglia di fare un bagno al mare assieme a lui.

Era dolce potersi affidare alle sue braccia sapendo che non avrebbe mai reso possibile al mare di potarci via con se.

Adoravo sentirmi sollevata tra le sue braccia mentre cercava d'insegnarmi a nuotare, non riuscendo, nonostante le buone intenzioni, nel suo intento.

Oramai sono passati più di venticinque anni da quel lontano periodo della mia infanzia ed il mare, per me, ha perso quel fascino magico di quando ero bambina.

A volte mi rende un po' triste passeggiare sulla riva della spiaggia senza nessuno accanto, ma nonostante ciò non smetto mai di guardare verso l'orizzonte pensando ad un domani in cui forse sarò io a preparare i panini e la borsa da portare al mare per i miei figli.

In fondo la vita è una ruota e prima o poi verrà anche per me il momento di assaporare le gioie di una famiglia tutta mia....


venerdì, 26 giugno 2009
15:07

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Lacrime asciutte

 

Scivolano sul mio volto lacrime asciutte, lacrime così aride che non mi bagnano nemmeno le ciglia e non riescono a dare sollievo agli occhi.

Restano ferme sul ciglio delle palpebre e si rifiutano di rotolare via lungo le mie guance fredde .

Sono lacrime che fanno male ancor più di quelle che bagnano la pelle e lasciano sulle labbra il sapore acre del dolore.

Sono lacrime pesanti come sassi che si posano sul cuore tramutandosi in farfalle di piombo, schiacciandolo sotto il loro peso come se contasse meno di niente.

Non sono capace nemmeno di piangere.

Non sono capace di gridare il mio bisogno di vita. Non sono capace di tirare fuori la voce e farmi sentire da chi mi circonda.

Me ne resto ferma in un angolo a contare i miei respiri. Vorrei sparire inghiottita nel ventre del cielo.

Vorrei non essere qui. Vorrei non essere più io. Vorrei..vorrei solo capire cosa c'è di sbagliato in me che mi fa stare così male...

giovedì, 25 giugno 2009
08:54

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Bambini scomparsi e inganni...

 

Ci sono persone che non hanno cuore. Persone che speculano su tutto e tutto e non hanno rispetto del dolore altrui ne della vita. Persone che non hanno valori morali e che pensano di poter ingannare gli altri con i loro sedicenti poteri.

Ieri sera sono capitata, per caso, su Rai tre mentre trasmettevano la trasmissione “Chi l'ha visto?”. Stavano parlando dei tanti bambini che, putroppo, scompaiono in Italia ogni anno e non vengono più ritrovati. Il servizio trattava di una medium, tale Nina Petre (questo è il suo sito http://www.spiritus.ro/INTERNATIONAL/bambini_scomparsi.htm)

che si vantava di sapere, tramite i suoi poteri soprannaturali, che fine avevano fatto queste povere creature, e se erano vive o erano morte.

La giornalista del servizio l'ha contatta tramite e-mail, esponendole una storia inventata di sana pianta da lei stessa, raccontandole di avere un figlio che era stato rapito dal padre e di averne perso le tracce. Una storia a cui questa medium ha creduto, dandole informazioni su un bambino che nemmeno esisteva e ciò stava a significare che tutto quello che raccontava sul suo sito erano solo fandonie con cui trarre in inganno i poveri genitori a cui era scomparso il proprio figlio.

Mi chiedo come sia possibile tutto ciò?

Come si possa inferire in questa maniera sul dolore di poveri genitori che darebbero via la propria vita per poter tornare a riabbracciare il proprio figlio o la propria figlia?

Gente così meriterebbe solo di essere rinchiusa in carcere! Spero tanto che nessuna persona abbia creduto a questa medium e che i bambini che sono scomparsi, un giorno o l'altro possano tornare a riabbracciare i propri genitori e riunirsi alla propria famigliare.

Immagino che per molti di loro, purtroppo non sarà così, ma la speranza deve essere sempre l'ultima a morire..un miracolo può sempre accadere...

martedì, 23 giugno 2009
07:49

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Un arcobaleno tra le nuvole..

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Non bisogna mai disperare quando ci si trova sotto un acquazzone.

Prima o poi la pioggia smette di cadere e, tra le nuvole, spunta l'arcobaleno.

Buon martedì a tutti e speriamo che smetta di piovere...sembra già di essere alla fine dell'estate !

lunedì, 22 giugno 2009
07:47

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Pensieri sull'amicizia...

 

L'amicizia non vuol mai dire "appartenenza". Un amico non può mai essere considerato di nostra proprietà.

Amicizia vuol dire anche avere rispetto per l'altro e per le sue idee, idee che possono anche differire dalle nostre e non per questo rendere vano il legame d'amicizia che ci unisce.

Amicizia e camminare su due binari paralleli e non sulla stessa identica ferrovia, ne fermarsi alla stessa stazione.

Si segue insieme un percorso ma su due strade, che seppure sono contingenti, possono dividersi da un momento all'altro per poi tornare a riunirsi solo in alcune tappe della nostra vita, ed anche se ciò non sempre accade nel momento in cui abbiamo più bisogno di avere vicino il nostro amico, non significa che dobbiamo volergli meno bene.

L'amicizia deve essere sempre data gratuitamente e mai rinfacciata.

Se noi facciamo un gesto gentile verso il nostro amico non dobbiamo aspettarci di essere ricambiati, ma essere felici di poter essergli stati d'aiuto nel momento in cui aveva bisogno di noi.

Amicizia è riconoscere nell'altro il nostro stesso sguardo, ma tenere presente che esso è una persona ben differente da noi.

Bisogna amare i nostri amici così come sono, senza cercare di cambiarli per renderli come noi li vorremmo, perché l'amicizia è anche piena accettazione dell'altro, sia dei suoi difetti che delle sue qualità.

Dobbiamo sempre volere bene ai nostri amici e se, a volte, capita di litigare con loro non bisognerebbe mai arrivare al punto che i nostri cuori s'allontanino talmente tanto da non riuscire più a parlare.

L'amicizia va tenuta nel palmo della nostra mano senza stringere il pugno, deve essere libera di andare e tornare quando desidera e trovarci sempre pronti per essere accolta....

(P.s- Cliccate sulla gift..c'è un pensierino per voi )

domenica, 21 giugno 2009
08:05

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Primo giorno d'estate

 

Non fa rumore questo temporale lontano che si sta abbattendo sulla strada tortuosa dell'estate, impedendole di spalancare i cancelli della primavera e prendere il suo posto nel calendario delle stagioni.

Un silenzio quasi stagnante pervade l'aria. C'è odore di pioggia e di salsedine attorno a me.

Un raggio di sole si fa spazio dietro il sipario spesso delle nuvole ma un soffio di vento lo fa richiudere ancora prima che possa recitare la sua parte ed ora, è solo la pioggia a calcare le scene da protagonista.

Ed io bevo dal cielo acqua piovana. Mi aspergo la bocca con le lacrime tristi degli angeli.

Non cerco riparo dal nubifragio. Mi lascio bagnare dalla testa ai piedi correndo, scalza, sulla spiaggia deserta, mentre gli abiti aderiscono contro la mia pelle calda.

Mi lascio intridere di pioggia. Mi lascio coprire dalla sabbia che mi vortica attorno come se volesse ballare con me sulle note di un inesistente tango.

Mi lascio scompigliare i capelli dal vento senza cercare di metterli in ordine ed in punta di piedi m'allontano verso l'orizzonte di una nuova stagione, mentre cerco di domare il subbuglio che mi provoca questo primo, freddo, giorno d'estate che indossa ancora la maschera ingannevole della primavera....