venerdì, 10 ottobre 2008
08:16

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T'amerò d'un amore silenzioso...

 

T'amerò d'un amore silenzioso,

obbligando le mie labbra a tacere,

ed i miei occhi a sognarti senza mai possederti.

T'amerò senza far rumore,

camminandoti accanto a piedi scalzi,

accarezzando con i miei pensieri taciuti il tuo viso assorto nella luce del sole,

sfiorandoti il cuore con l'ombra del mio silenzio.

T'amerò nell'assenza delle parole,

nel segreto del mio nome che mai conoscerai,

tra le righe di una lettera d'amore che non troverò il coraggio di spedirti,

nella rosa che appassirà nel mio giardino prima che possa donartela.

T'amerò come la luna ama il sole,

contemplando la tua bellezza in ogni alba ed in ogni tramonto in cui ti respirerò,

risplendendo del riflesso della tua stessa luce,

nel rimpianto che il giorno e la notte non potranno mai vivere l'uno dentro l'altro,

ma solo sfiorarsi prima di dividersi vivendo nell'attesa di ritrovarsi.

T'amerò come lo scirocco che sfiora le spighe mature d'un campo di grano,

soffierò su di te con il mio respiro caldo senza che tu possa afferrarmi le mani,

spettinandoti i capelli con le mie dita fatte di vento,

scomparendo nell'ultimo sospirò stanco dell'autunno prima che venga l'inverno a gelare per sempre il mio cuore....

 

mercoledì, 08 ottobre 2008
08:09

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Primi passi...

 

 

La prima volta che vidi il mare avevo poco più d'un anno e mezzo. I miei genitori mi ci portarono affinché muovessi i primi passi sulla sabbia.

Allora ero una bambina un po' più pigra di tutte quelle della mia stessa età ed a diciotto mesi ancora non avevo imparato a camminare da sola.

Preferivo affidarmi alle braccia rassicuranti di mia madre o starmene comodamente seduta sul mio passeggino, lasciando che lei mi spingesse lungo le strade della città.

Il giorno in cui i miei occhi si meravigliarono di fronte alla sconosciuta immensità del mare, era una mattina di metà autunno e l'aria era fresca e leggera.

Profumava dolcemente di salsedine marina e l'unico rumore che s'udiva sulla spiaggia era quello incessante delle onde del mare appena disturbato dal vociare sommesso dei pescatori, che seduti sulla battigia bagnata, speravano di catturare qualche pesce per il pranzo.

Spirava un venticello fresco dal mare quella mattina e i miei genitori, per non farmi raffreddare, mi avevano fatto indossare un leggero cappottino di lana azzurra e un paio di scarpette di vernice nera che mi sfilarono via dai piedini solo quando raggiungemmo la spiaggia.

Mia madre m'afferrò per entrambe le manine, e mettendosi dietro alle mie spalle, nella paura che cadessi e mi facessi male, m'aiutò a muovere alcuni incerti passettini, passettini così leggeri che lasciarono solo una lieve impronta del mio passaggio sulla battigia umida.

Mi lasciò andare solo quando fu certa che le mie gambine corte mi consentissero di restare in piedi da sola e di muovermi anche senza il suo aiuto.

Conservo una vecchia foto di quel giorno. Una foto che mio padre scatto a me e a mia madre cogliendoci di sorpresa e che ora il tempo ha lasciato un po' sbiadire nel cassetto in cui l'ho riposta, ma non è riuscito a fare lo stesso con la mia memoria.

In quella foto mia madre mi stringe teneramente a se, avvicinando il suo viso pallido al mio, entusiasta di quella gita, inaspettata, al mare.

Sorridiamo entrambe. I suoi occhi sono azzurri e luminosi, dello stesso colore del mare, che spumeggia alle nostre spalle, infrangendosi contro gli scogli aguzzi che si trovano sulla spiaggia.

I miei invece sono scuri e grandi, color nocciola, come quelli di mio padre. Ho ripreso tutto da lui. La forma del viso e delle mani. Il colore dei capelli e la stessa posa delle sopracciglia. Di mia madre non posseggo nemmeno il carattere troppo esuberante ed espansivo. Eppure guardando quella vecchia foto, nessuno potrebbe mettere in dubbio il suo legame materno con me, perché ciò che lega una madre e una figlia non è la somiglianza fisica, ma quel meraviglioso miracolo chiamato vita  che le unisce non solo per i nove mesi della gravidanza, ma per il resto della loro esistenza.

Un miracolo che fa si che i cuori di una madre e di una figlia siano per sempre uniti da un nastro rosso come l'amore e che mai verrà reciso, nemmeno nei giorni di tempesta, perché seppur sottile, quel nastro non si spezzerà mai.

Quel giorno, al mare, imparai a camminare da sola, ma soprattutto, capii per la prima volta, l'importanza d'avere qualcuno vicino che sappia insegnarci a muovere i nostri primi passi e che poi ci lasci liberi di proseguire anche senza il suo appoggio. Qualcuno che ci resti accanto da lontano e sulle cui impronte, che lui ha lasciato prima del nostro passaggio, noi potremmo continuare a camminare guardando in avanti, verso il nostro futuro...


martedì, 07 ottobre 2008
07:47

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Voglia di coccole...

              

              

 

lunedì, 06 ottobre 2008
07:45

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L'abbraccio dell'immensità...

 

...ed è quando sei lì tra cielo, terra e mare che ti rendi conto di quando il mondo sia meraviglioso e di quanto tu sia fortunata a farne parte.

Quando respiri lo stesso respiro del mare e asciughi le sue lacrime dal volto del silenzio. Quando gli occhi si riempiono della stessa luce abbacinante del cielo. Quando l'orizzonte sembra volerti abbracciare in se e offrirti rifugio in tutto quel chiarore dorato che l'illumina, per, poi,non lasciarti andare più via.

Quando il cuore s'acquieta e sperimenta la pace estatica dell'anima. Quando si prova la meraviglia, anche per un solo istante, di sentirsi, finalmente, in sintonia con se stessi e dimenticarsi di quel piccolo dolore che prima ci faceva dolere il cuore.

Quando nulla ti tocca se non l'immenso che ti circonda, in cui ti senti così piccola d'aver paura di smarrirti e non riuscire più a tornare indietro se non potresti aggrapparti alle ali della vita e lasciare che lei continui a guidarti lungo le strade tortuose del tuo destino....

domenica, 05 ottobre 2008
08:26

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Preghiera del mattino

 

Insegnami a ringraziarTi per ogni giorno in cui apro gli occhi sulla vita ed ogni notte in cui li richiudo accanto alla mia famiglia.

Insegnami ad esserTi grata per ogni cosa che mi doni ma anche per ciò che mi togli, perché io possa capire l'importanza di ciò che possiedo e perdere la superbia di credere che tutto quello che ho mi sia dovuto.

Insegnami a dirTi grazie del cibo che porto sulla mia tavola e a non disprezzare nulla di ciò che Tu mi dai per sfamarmi.

Insegnami a vedere il sole anche nei giorni di pioggia affinché possa trovare il coraggio di superare i tanti temporali che mi troverò ad affrontare e a guardare avanti senza mai stancarmi di credere che ci saranno giorni migliori.

Insegnami a non abbandonare mai la voglia di far del bene al prossimo, perché il tempo speso per gli altri è tempo donato all'amore.

Insegnami a non cercare solo il mio bene ma anche quello per chi mi sta accanto perché non c'è gioia più bella di vedere gli altri sorridere ed essere felici.

Insegnami ad amare senza chiedere in cambio che l'amore donato mi torni indietro, perché l'amore è tale solo se non ha secondi fini.

Insegnami a guardare negli occhi della gente alla ricerca di quella luce che mi dia ancora fiducia di credere nella sua bontà.

Insegnami ad abbracciare chi ne ha bisogno ed a trovare le parole giuste per consolarlo alleviando le ferite del suo animo.

Insegnami ad essere umile e piccola, perché io sono solo un minuscolo frammento della Tua bontà.

Insegnami ad avere pazienza e a far si che non mi rattristi quando ciò che desidero sembra non giungere a compimento e fammi comprendere che non tutto accade secondo la mia volontà, ma secondo la Tua.

Insegnami ad amare la mia vita così com'è, perché è l'elargizione più grande e più bella che Tu mi abbia fatto, il dono più prezioso di cui avrò per sempre cura.

Insegnami ad alzare gli occhi al cielo e rivolgerTi ogni giorno una preghiera, perché io non sarò mai sola finché Tu camminerai al mio fianco...

sabato, 04 ottobre 2008
07:39

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Da sola...

 

Ci sono giorni, come questo, in cui mi sento così fragile ed instabile. Giorni in cui temo di cadere in terra e andare in mille pezzi come un labile vaso di porcellana, senza riuscire più a tornare come ero prima.

Giorni in cui avrei solo voglia d'abbandonarmi tra le braccia di qualcuno che sia più forte e coraggioso di me, lasciandomi proteggere dalle sue spalle come una bambina bisognosa di rassicurazioni. Qualcuno che mi prenda per mano dicendomi dove andare e cosa fare della mia vita... perché da sola non sempre ce la faccio a guardare avanti senza tremare.

Perché da sola ho paura d'inciampare in ciò che i miei occhi non vedono. Ho paura di farmi male alle mani e al cuore e che non ci sia nessuno a soffiare sulle mie ferite per farmi passare il dolore. Perché da sola, oggi, il mondo mi sembra troppo immenso d'affrontare....

venerdì, 03 ottobre 2008
08:22

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Quando dormirai tra le mie braccia

 

Quando dormirai tra le mie braccia occuperai lo spazio dei miei sogni ed io non avrò più bisogno di chiudere gli occhi per sognarti.

Trascorrerò le notti con lo sguardo rivolto verso l'alto, ammirando la pallida luna che dal cielo stellato splenderà alta, illuminando il tuo volto assopito.

Veglierò sul tuo sonno, affinché nemmeno il respiro incessante del mare lo disturbi. Starò attenta che il vento non ti tocchi le labbra e se ci saranno tempeste che vorranno strapparti dalle mie braccia io sarò più forte di loro e non lascerò che ti portino via.

Quando dormirai tra le mie braccia basterà il calore della mia pelle a riscaldarti. Non dovrai mai  temere il  freddo dell'inverno. Se mi resterai accanto allontanerò da te ogni notte buia che vorrà farti cadere nel vuoto della tua tristezza.

Ti farò spazio dentro di me, affinché tu possa trovare riparo nel mio cuore quando la pioggia ti bagnerà gli occhi e non avrai un rifugio che possa proteggerti dalla sofferenza e dal dolore che incontrerai lungo il cammino della vita.

T'offrirò la mia bocca affinché tu possa nutrirti di ogni mio respiro. T'offrirò il mio cuore affinché tu possa rubargli i palpiti che mancano al tuo. T'offrirò i miei occhi per guidare i tuoi passi nella nebbia che ora s'è posata sul tuo viso.

Quando dormirai tra le mie braccia chiederò al sole di non sorgere mai. T'amerò anche se il buio dovesse nascondermi per sempre il tuo volto. Non farò l'errore di Psiche che per la curiosità di ammirare il viso del suo adorato Dio Amore fu sul punto di perderlo per sempre e dovette superare la punizione di Venere per tornare a stringerlo tra le sue braccia.

Quando dormirai tra le mie braccia mi tramuterò in silenzio e ti resterò accanto senza far rumore, perché l'amore non ha bisogno di parole. Perché l'amore è abbandono. Perché l'amore è anche la dolce promessa di un sacrificio di una piccola parte di se, che mille volte sopporterei pur di restarti per sempre accanto...


mercoledì, 01 ottobre 2008
07:50

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Guardo le mie mani...

 

Guardo le mie mani. Le mie dita piccole e un po' imperfette. Le mie unghie poco curate e senza smalto. I piccoli taglietti sulla pelle che, ogni tanto, mi procuro cucinando.

Guardo le mie mani. Le tre linee rosee che ne solcano il palmo. La linea della vita più lunga delle altre due. Le vene che traspaiono sotto la pelle sottile. Le nocche bianche che appaiono sul dorso quando chiudo il pugno. La sagoma delle mie ossa sottili che s'intravede appena.

Guardo le mie mani e mi rendo conto di quante volte le ho lasciate parlare al posto delle parole.

Quante volte sono rimasta in silenzio ed ho stretto, nella mia, la mano di chi mi stava vicino e mi chiedeva solo un po' d'affetto.

Perché, a volte, non sono brava con le parole. Perché la mia bocca non ha sempre risposte da dare quando si trova ad affrontare gli occhi di chi soffre, ma le mie mani sono sempre pronte per offrire una carezza.

Perché, a volte, non è semplice portare avanti la scelta che ho fatto d'impegnarmi nel volontariato.

Perché fa male ascoltare la storia d'una vita spezzata. Fa male rendersi conto di non poter fare altro che restare in silenzio ad accogliere in se il racconto di un destino interrotto da un maledetto giorno in cui la vita di un ragazzo o di un uomo, e tutti i sogni che aveva da realizzare per il proprio futuro sono andati in frantumi a causa di un dannato incidente che gli ha portato via una parte importante di se.

Non è affatto semplice indossare la maschera di un sorriso per donargli il coraggio d'affrontare le difficoltà di trovarsi in un corpo che non è più quello di prima. Le parole servono a ben poco...ma le mie mani sono sempre pronte ad accogliere le proprie.

Le mie mani non sono mai stanche di donare una carezza o un gesto d'affetto. Le mie mani sono piccoli strumenti d'amore come quelle di chi s'impegna a donare un po' di se agli altri senza chiedere in cambio nulla che non sia la consapevolezza d'essersi arricchiti di quello stesso amore che s'è elargito....


martedì, 30 settembre 2008
07:50

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Porcellino triste

                

....ma una bella vincita al gratta e vinci o al superenalotto, mai eh!? Uffa! Il mio porcellino piange .

Buon martedì a tutti !

 

lunedì, 29 settembre 2008
07:43

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Se ne sta andando anche settembre...

 

...e se ne sta andando anche settembre. Un alto mese sta per concludere il suo breve percorso.

Un altro foglio di calendario sta per cadere a terra ed essere gettato nel cestino dei ricordi.

L'autunno avanza inesorabilmente di giorno in giorno, spogliando i rami degli alberi dalla loro rigogliosa chioma verde ed il mare ritorna ad essere quel luogo tranquillo e solitario dove rifugiarsi per rimanere in compagnia dei propri pensieri.

E' strano a dirsi, ma anche se è finita da poco, ho già nostalgia dell'estate.

Mi manca quel senso di libertà che muoveva i miei passi quando le giornate non sembravano mai avere fine e il sopraggiungere della notte appariva sempre così lontano.

Mi mancano gli abiti leggeri che indossavo sulla pelle profumata d'abbronzante e di salsedine, quando ritornavo dal mare dopo aver accolto il calore del sole su tutto il mio corpo.

Mi mancano le passeggiate solitarie in cui mi perdevo in riva al mare senza mai stancarmi d'ammirare quell'immensa distesa salata che s'estendeva davanti ai miei occhi, fino alla linea azzurra dell'orizzonte.

Mi manca quella sensazione di pace e di spensieratezza che solo l'estate sa regalare e quella speranza, che una volta finito agosto, chissà perché, settembre ci possa portare qualcosa di nuovo.

Ed invece io sono ancora qui, in attesa di quel qualcosa che ancora non viene.

Quello che volevo non sono riuscito a conquistarmelo ed i miei sogni sono tornati ad assopirsi sotto le mie troppe incertezze, attendendo che io comprenda cosa voglia farne oppure che decida di strapparmeli via dal cuore e smetta di credere in loro.

Si, è vero; purtroppo prima o poi, nella vita di tutti, giunge quell'attimo in cui si aprono gli occhi sul mondo che ci circonda e si comincia a guardare a se stessi con uno sguardo diverso, più adulto, rendendosi conto che non tutto ciò che desideravamo realizzare era fattibile e che i sogni che ci hanno accompagnato fino a quell'istante non erano altro che un appiglio a cui appoggiarsi per non lasciarsi cadere nel buio del nulla. Un illusione a cui aggrapparsi per non perdere la fiducia in un futuro migliore che non sempre si riesce ad ottenere.

Eppure nonostante questa amara consapevolezza io continuo a sperare. Voglio farcela. Voglio riuscire lì fino a dove ora ho fallito e ce la farò, perché anche se fuori dalla finestra è già autunno, nel mio cuore è ancora estate....